ASTOR

Mercoledì 13 Dicembre 2023
NOTE DI REGIA

Si informano i gent. spettatori che lo spettacolo ASTOR – Un secolo di Tango previsto per il 23/02/2023 ore 21.00 è stato spostato al 13/12/2023 ore 21.00

 

BALLETTO DI ROMA
direzione artistica Francesca Magnini

ASTOR
Un secolo di Tango
CONCERTO DI DANZA

La Compagnia del Balletto di Roma nel 2021 inizia un viaggio tra le suggestioni e le sonorità del tango in
occasione del centenario della nascita di Astor Piazzolla (Mar del Plata, 11 marzo 1921), autore e interprete
musicale tra i più importanti di questa forma d’arte nata a fine ‘800 nei sobborghi di Buenos Aires. Sorto
dall’esigenza di comunicare tra culture, lingue e tradizioni diverse, il tango ci ricorda chi siamo, da dove
veniamo e qual è stato il percorso che ha indissolubilmente unito umanità distanti in un comune “non
luogo”, oltrepassando oceani e confini. Proprio il mare è il fil rouge che unisce o separa nuovi mondi e
speranze: uno spazio immenso da attraversare dove si rischia di perdersi; vortice di riflussi e moto
ondulatorio che scandisce il ritmo di partenze e ritorni. Astor, nuova produzione del Balletto di Roma, è
un “concerto di danza” in cui le musiche di Piazzolla, arrangiate da Luca Salvadori ed eseguite dal vivo dal
bandoneón di Mario Stefano Pietrodarchi, esecutore brillante di fama internazionale, emergono come le
vere protagoniste in una nuova armonia artistica danzata. Un soffio, un respiro, quasi una parola, ci
svelano la fragilità dell’uomo Piazzolla, ma anche quella di tutti noi che abbiamo subìto oggi una distanza
forzata, una relazionalità dematerializzata, un contatto interrotto, una vita spezzata. In scena, ispirato
dalla carismatica presenza del maestro Pietrodarchi e dalle preziose immagini di Carlo Cerri, Valerio
Longo porta otto danzatori del Balletto di Roma a compiere un viaggio trasformativo in cui respiri,
abbracci e fusioni sono al centro di azioni coreografiche intense, astratte e fuse in quel moto ondulatorio
magico del bandoneón. La parola-chiave è “coraggio”: quello declamato dai testi immortali di Jorge Luis
Borges nei suoi tanghi e milonghe, così come quello dello stesso Piazzolla, che ha rotto gli schemi della
musicalità del “tango viejo” per arrivare al “nuevo tango” che tanto lo ha reso celebre nel mondo. A
curare tutti gli elementi compositivi di quest’opera/concerto è la maestria e l’esperienza di Carlos Branca,
regista argentino di spicco sulla scena internazionale e profondo conoscitore dell’uomo Piazzolla. Astor
rievoca i sentimenti degli odierni viaggiatori del mondo, l’umanità intera, andando oltre la purezza tecnica
e rituale del tango, per rafforzarne energie, desideri e palpitazioni tutte contemporanee. Un concerto da
cui fioriscono corpi capaci di esprimere l’audacia di un respiro mancato e quella di un abbraccio negato:
primo atto d’amore dopo una violenza che tutto ha spazzato via, tranne la voglia di stringersi e ritrovarsi.
Le musiche di Astor
di Luca Salvadori
La biografia di Astor Piazzolla è scandita da tappe musicali precise, come è giusto che sia per un musicista,
momenti cruciali che si legano alle città e alle esperienze della sua vita. In un concerto di danza a lui
dedicato perciò era quasi inevitabile ripercorrere quel cammino, già tracciato, per raccontarlo. Così è nata
una vera e propria colonna sonora, fatta principalmente dalle sue musiche indimenticabili, ma anche da
altre, che lo hanno accompagnato e a volte influenzato: una serie di tracce e di memorie che provano a
divenire racconto, ad allargare lo sguardo sui luoghi e le epoche in cui Astor è cresciuto e maturato come
uomo e come artista. È il caso, ad esempio della musica di J. S. Bach, che appare a ricordarci il suo viaggio
a Parigi nel 1954 quando si recò nella capitale della cultura europea di allora per studiare con la
compositrice e organista Nadia Boulanger. Il debito di Piazzolla verso la musica di Bach è stato
ampiamente sottolineato dalla critica e lo stesso Piazzolla più volte lo ha ricordato in molte interviste. In
questo spettacolo abbiamo provato a renderlo vivo, mettendo in scena una sorta di trasformazione da
un celebre brano per organo di Bach – la toccata ‘dorica’ BWV 538 – ad uno dei sui brani più classici,
caratterizzato da una scrittura contrappuntistica che rivela chiaramente il debito col maestro di Eisenach:
la Primavera dalle Quatro estaciones porteñas. Altre musiche indicano varie tappe della vita di Astor: un
celebre brano di Glenn Miller ci riporta ai suoi anni difficili a New York, quelli in cui Piazzolla incontra e
conosce la straordinaria cultura afroamericana del jazz; la celeberrima Volver di Gardel ricorda le sue
booking@ballettodiroma.com
prime esperienze musicali – quando incontrò Gardel aveva solo 12 anni – e le sue radici nella tradizione
musicale argentina. Importanti segnali tracciano il percorso di questa colonna sonora che racconta: la
voce di Jorge Luis Borges ci ricorda la collaborazione tra il più grande scrittore argentino e Piazzolla e il
loro legame complesso e innovativo con la tradizione del Tango. Il ricorrente suono del mare – anzi
dell’oceano – prova invece a evocare le traversate piene di sogni e di speranze di tanti emigranti, come
gli antenati di Astor, partiti nell’Ottocento dall’Italia per cercare fortuna nel Nuovo Mondo, ma anche i
molti viaggi dello stesso Piazzolla tra le Americhe e l’Europa. Diversi suoni emblematici, infine, fanno
irruzione nel tessuto musicale, come ad esempio il ticchettare di un orologio, poco prima della fine di
questo viaggio. Il suono più importante, che incarna la figura stessa di Astor, è quello del bandoneon,
suonato magistralmente dal vivo da Mario Stefano Pietrodarchi, che sulla scena con le sue interpretazioni
da vita vera alle musiche immortali di Piazzolla. In questa sorta di taccuino di viaggio che è lo spettacolo
Astor, anche gli arrangiamenti musicali provano a raccontare qualcosa della vita di Piazzolla. Lo fanno
integrando le molte sfumature che il musicista argentino ha mostrato nella sua lunga carriera: l’amore per
la musica classica, le radici profonde e ineludibili del Tango argentino, senza dimenticare le
sperimentazioni degli anni ’70 e ’80, quando Piazzolla iniziò a servirsi di sonorità nuove, utilizzando anche
strumenti tipici del blues e del rock come la chitarra elettrica, l’organo hammond, i sintetizzatori
elettronici. Che l’idea del viaggio, dell’esilio e del ritorno, sia una delle anime profonde della musica di
Piazzolla – anima che questo spettacolo prova a raccontare – sembra confermarlo un dato postumo ed
eclatante: l’intitolazione, nel 2008, dell’aeroporto internazionale di Mar della Plata ad Astor Piazzolla.
[Brani tratti da La Repubblica, 22 maggio 1990, intervista a Piazzolla di Giacomo Pellicciotti] «Per mio padre, Gardel era un dio. La mamma veniva da Massa Carrara, papà era di Trani e faceva il
barbiere a Little Italy. Dall’Argentina si era portato dietro i dischi di Gardel e quelli dell’orchestra De Caro,
la migliore dell’epoca. Io, da bambino, suonavo già il bandoneon, ma quasi mi vergognavo del tango.
Preferivo suonare Bach o Haendel al bandoneon, come fosse un organo. Così quando nel 1934, grazie a
mio padre, ho incontrato Gardel, volevo suonare musica classica. Ma lui, Gardel, era curioso del fatto che
un bambino così piccolo suonasse il tipico strumento del tango. E così, alla fine dovetti fargli un tango. È
stata una premonizione».
«Adesso è un po’ diverso, ma se in Argentina vengono mille persone ad un mio concerto, solo cinquanta
capiscono la mia musica. Pensi che l’altro giorno a Buenos Aires, prima di venire qui, un tassista s’ è
fermato, mi ha riconosciuto, Ah, lei è Piazzolla e non mi ha voluto portare all’ aeroporto».
Un rapporto difficile, quello di Piazzolla con la tradizione del tango. Da ragazzo, Piazzolla voleva suonare
musica classica. Ma fu la celebre Nadia Boulanger che ha insegnato anche a Yehudi Menuhin, Dinu Lipatti,
Leonard Bernstein, Aaron Copland e tantissimi altri a fargli scoprire la sua vera vocazione.
«Era il 1954 e io avevo vinto una borsa di studio per andare a studiare con lei a Parigi. La Boulanger era già
una signora molto anziana, e io mi presentai tutto impettito con le mie partiture, ne avevo scritte
tantissime sul modello di Hindemith, Stravinsky, Ravel. Pensavo di essere un genio, ma lei disse che non
trovava Piazzolla in quelle pagine. Io mi vergognavo di dirle che suonavo anche il tango e il bandoneon
con le orchestre di Anibal Troilo e di Fiorentino. Ma quando mi decisi, lei mi costrinse a suonare il mio
tango al pianoforte. Appena finito, mi prese le mani e disse: Questo è Piazzolla, questa è la musica che
devi suonare tu».

ALTRE NOTE
CAST

con

Mario Stefano Pietrodarchi

bandoneón e fisarmonica

e i danzatori del Balletto di Roma

Concept Luciano Carratoni

coreografia Valerio Longo

regia Carlos Branca

musica Astor Piazzolla

arrangiamenti e musiche originali

Luca Salvadori

light designer Carlo Cerri

costumi Silvia Califano

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